|
PLANET 51, Il cinema spagnolo invade la galassia hollywoodiana con “Planet 51”, fantascientifica commedia di animazione che sbarca oggi sugli schermi italiani e in 4.000 sale americane e canadesi, con un’aspettativa degna delle mega-produzioni di Disney o Dreamwork.
Costato sette anni di lavoro, interamente realizzato negli Ilion Animation Studios di Alcobendas - il comune 13 km a nord di Madrid dove è nata Penelope Cruz - “Planet 51” è la produzione più costosa della storia del cinema spagnolo, 55 milioni di euro, interamente realizzata con competenze iberiche, a parte la sceneggiatura affidata al papà di Shrek, Joe Stillman, e la distribuzione della Sony. È il prodotto del nuovo corso dell’industria cinematografica con cui la Spagna tenta di imporsi come polo di eccellenza per l’animazione europea. E con i piccoli alieni verdi, gommosi e un po’ fanfaroni mira a conquistare i botteghini.
 La risposta spagnola a Pixar nacque quasi per caso. «Con Javier e Marcos, dopo “Commandos 2” pensavamo di chiedere un periodo sabbatico per realizzare un cortometraggio» ricorda Blanco «ho cominciato con i grafici in 3D e non avevo mai pensato di dirigere cinema. Ma con “Toy Story” mi è venuta la curiosità. Parlammo del progetto a Ignacio Dolset e lui ci rispose: facciamolo, però facciamolo per bene». Fondarono gli Ilion Studios, contattarono uno sceneggiatore a prova di Oscar come Stillman e ora sono pronti allo sbarco di “Planet 51”.
La chiave del successo? «L’originalità e non fermarsi agli stereotipi», dice Blanco. Ne è nato un film al contrario, in cui ad essere invasi sono i marziani. Abitano in un pianeta lontano governato da militari, fermo gli anni ’50, in cui piomba un giorno un astronauta americano. Gli abitanti del Pianeta 51, terrorizzati da film di fantascienza incentrati sulla figura dell’invasore malvagio e diffidenti dei diversi, reagiscono con terrore e ostilità. Solo uno di loro, costretto a entrare in contatto con l’ospite inatteso, lo scoprirà innocuo. E lo aiuterà a tornare a casa. «L’idea era più in chiave di commedia, ma ci interessava molto anche la paura dello sconosciuto. In ogni caso, il nostro obiettivo era una storia comprensibile a tutti», racconta ancora il regista. Aggiunge Ignacio Dolset: «Abbiamo creato un pianeta stile Stati Uniti anni ’50, l’America innocente, il cui unico timore era l’invasione degli extraterrestri». Da un punto di vista tecnico il pianeta verde è un mondo convincente, in cui forse eccedono citazioni di film come “Wall-E” della Pixar o “Ritorno al futuro”, ma dove all’umorismo americano si mescolano ironia e gag europee.
«È un concetto completamente nuovo» anticipa il regista «nessuno ha raccontato una storia in questo modo e vogliamo di nuovo rompere gli schemi». |