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Decreto romani, Censura sul web? Stampa E-mail

decreto romaniDecreto Romani, vediamoci chiaro perchè e gia giorni che se ne parla ma nessuno con le varie avanzate e marcia indietro si è creata un po di confusione.

1 Marzo: Le dirette streaming sono uguali alle dirette televisive, pertanto devono sottostare alle stesse regole, anche se chi le allestisce non è ancora entrato nell’età della pubertà o guadagna in vent’anni ciò che un editore televisivo guadagna durante il solo spot dei Pavesini. E i canali YouTube, che tutti noi possiamo aprire e gestire liberamente? Ovviamente, sono tante emittenti televisive. Devono rispettare le stesse leggi di Rai Uno, Canale 5 e La7 e, se infrangono i diritti d’autore, vanno oscurati immediatamente! Su facebook? ma i piu video senza pagare!
Ecco riassunto in cinque righe la legge videocratica, quella che viene ormai riconosciuta universalmente come decreto Romani e che, qualora entrasse in vigore, demolirebbe molte delle linee di confine che attualmente separano la “nostra” Rete da quella della Cina.

AGCOM. Il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, ha espresso il suo parere a riguardo dichiarando che: «quello del decreto Romani sarebbe un filtro generalizzato su internet, da una parte restrittivo come nessun paese occidentale ha mai accettato di fare, dall’altra inefficace, perché burocratico a priori».

7 Marzo: Il pericolo è scampato, la figuraccia internazionale no. Con oltre trenta richieste di modifica, di cui il Governo si è fatto carico, il Parlamento italiano ha espresso parere favorevole sul decreto Romani, quello che voleva equiparare YouTube alle emittenti televisive. Ma le parti riguardanti il Web sono state quasi tutte rimosse infatti secondo le nuove disposizioni, dovranno invece registrarsi all’AGCOM (quindi non più al Ministero) e rispettare leggi simili a quelle delle emittenti TV i servizi di video on demand con liste di contenuti che vengono sfruttati commercialmente (es. quelli offerti da Alice di Telecom Italia) ma il decreto non si applichera ai Blog, ai siti internet tradizionali ed ai motori di ricerca od ai siti personali.

Insomma, siamo al cospetto di una nuova marcia indietro resasi necessaria solo a causa dell’incompetenza del reparto geriatrico che, per nostra disgrazia, da una parte politica all’altra, poggia quotidianamente le terga sugli scranni delle sedi istituzionali italiane.

Per ora il Web italiano è ancora da tutelare ma è stato fatto un piccolo passo in avanti verso la legalità.

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