E' morto all'età di 73 anni, Mino Damato, un giornalista dai modi garbati e gentili ma grandissimo conduttore di battaglie forti ed impegnate.
Dai giornali stampati alla conduzione anche in prima serata di programmi televisivi molto popolari fino all' esperienza sul campo come inviato di guerra. Indimenticabili i suoi drammatici resoconti dalle zone di guerra della Cambogia, dal Vietnam o dall'Afghanistan dove mino tenne la sua prima diretta durante l'invasione sovietica... sono innumerevoli e tutti degni di nota anche i progetti a cui il giornalista si è dedicato con estrema professionalità e passione per il proprio lavoro.
Freddie e Sally stanno per sposarsi, ma non l'uno con l'altra. Mentre Freddie è al suo secondo matrimonio con la nevrotica Sophie, i motivi di Sally per sposare Wilson sono più legati ai soldi che al vero amore. Sally è un'esuberante madre
E' stato approvato in Consiglio dei ministri il cosiddetto "decreto Romani", il controverso testo che recepisce la direttiva europea sugli audiovisivi. Secondo quanto comunicato dal ministero dello Sviluppo Economico in una nota, la normativa esce depurata da ogni riferimento a blog, giornali online e motori di ricerca. Una revisione che dovrebbe gettare acqua sul fuoco delle polemiche innescate dal provvedimento fin dalla sua prima presentazione. Ma restano aspetti poco chiari, in particolare per quanto riguarda l'eventuale equiparazione tra siti professionali come YouTube, che basano il loro business sulla diffusione di video, e le emittenti tv tradizionali.
Il provvedimento varato oggi, si legge nella nota del ministero "recepisce in parte le indicazioni delle Commissioni Parlamentari". In particolare, continua il documento, "viene chiarito a quali servizi audiovisivi deve essere applicata la disciplina prevista dalla direttiva, con un elenco dettagliato delle attività escluse". Tra queste ultime, il ministero cita espressamente "i siti Internet tradizionali, come i blog, i motori di ricerca, versioni elettroniche di quotidiani e riviste, i giochi online". Per queste attività, dunque, sarebbero esclusi una serie di obblighi previsti per le televisioni, primo fra tutti l'autorizzazione preventiva da parte del ministero.
"Nonostante il maquillage, il decreto Romani conserva il suo carattere autoritario laddove costringe i servizi di live streaming e consimili a chiedere l'autorizzazione ministeriale", attacca Vincenzo Vita, senatore Pd e membro della Commissione di vigilanza sui servizi radiotelevisivi. Per Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Pd, "escludere del tutto internet da una direttiva televisiva sarebbe stato comunque più chiaro e avrebbe evitato le incertezze interpretative che invece non mancheranno". Parole che scatenano la reazione di Roberto Cassinelli, del Pdl: "Il testo definitivo non lascia spazio ad equivoci", scrive il deputato nel suo blog. "Non c'è alcuna volontà di imbavagliare i blog e YouTube".
Il testo varato dal Cdm esclude dalla definizione di "servizio media audiovisivo" (e quindi dall'ambito della direttiva) "i siti Internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell'ambito di comunità di interesse". Più avanti però cita espressamente come "servizio di media audiovisivo non lineare [...] un servizio di media audiovisivo fornito da un fornitore di servizi di media per la visione di programmi al momento scelto dall'utente e su sua richiesta sulla base di un catalogo di programmi selezionati dal fornitore di servizi di media".
Una formulazione abbastanza contorta che sembra annullare gli effetti del decreto Romani per quanto riguarda i siti personali e gli organi di informazione che fanno uso di video, ma lascia in una zona grigia i servizi commerciali basati sulla distribuzione di video, sia amatoriali che professionali, come YouTube. Quando questi siti siglano accordi per ridistribuire su internet i prodotti dei network televisivi, tornano a essere equiparati alle emittenti tradizionali?
Un dubbio non da poco, considerando che proprio Google, proprietario di YouTube, era stato tra i più determinati avversari del decreto nella sua prima formulazione. Rispondendo ai timori dei provider, il ministero dello Sviluppo Economico ha chiarito che "il regime dell'autorizzazione generale per i servizi a richiesta (diversi dalla televisione tradizionale, con palinsesto predefinito) non comporta in alcun modo una valutazione preventiva sui contenuti diffusi, ma solo una necessità di mera individuazione del soggetto che la richiede con una semplice dichiarazione di inizio attività". Una formulazione che, se da un lato sembra scongiurare il controllo preliminare dei fornitori di servizi internet sui video inviati dagli utenti, dall'altro ribadisce la necessità dell'autorizzazione ministeriale per operare legalmente in Italia.
Fin dalla sua prima presentazione, il 17 dicembre 2009, il decreto aveva scatenato una vera e propria ribellione in rete. Il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, lo aveva definito "restrittivo e inefficace", ravvisando nelle norme varate dal governo un "filtro generalizzato a internet".
Il provvedimento odierno adegua "la disciplina in materia di attività radiotelevisiva alle innovazioni tecnologiche intervenute nel settore", ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola. "Vengono introdotte regole comuni a tutti i servizi che diffondono immagini in movimento su qualunque piattaforma, norme più flessibili in materia di pubblicità (comprendendo anche il cosiddetto "product placement") durante le trasmissioni televisive e disposizioni di rafforzamento della tutela dei minori".
Secondo Gentiloni, "le norme puniscono i canali in onda sulla piattaforma Sky attraverso il taglio di un terzo degli affollamenti pubblicitari e premiano Mediaset facendo rientrare per legge i suoi programmi al si sotto del limite antitrust". E Vita sottolinea come "la normativa sui minori, in sé farraginosa, possa costituire un ulteriore ostacolo sviluppo della rete".